L’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (Aigab) definisce l’innalzamento al 26% della cedolare per gli affitti brevi una “stangata sul ceto medio” che colpirebbe oltre 500mila famiglie proprietarie. L’appello al governo è a rivedere la misura, per evitare contraccolpi su redditi, occupazione e competitività del turismo in appartamento.
“Se approvata, la norma produrrà diminuzione dell’offerta e aumento dei prezzi, con meno possibilità per le famiglie di fare vacanze e un rischio di ritorno al sommerso”, afferma il presidente Marco Celani.
Perché, secondo Aigab, la misura è dannosa
L’associazione prevede un effetto a catena su consumi e indotto: meno case disponibili a prezzi accessibili significherebbe meno pernottamenti e minore spesa per ristorazione, trasporti, cultura e piccoli esercizi. Nel mirino anche l’effetto patrimonio: in un Paese con milioni di abitazioni vuote e ricchezza familiare concentrata nella casa, scoraggiare l’affitto breve rischia di deprimere il valore degli immobili nel medio periodo.
Il “paradosso fiscale” tra prime e seconde case
Aigab parla di contraddizione: da un lato la prima casa non rientra nell’ISEE, dall’altro si tassa più duramente la seconda casa, che in molti casi (circa un terzo) deriva da eredità in località dove i proprietari non risiedono e cercano semplicemente di mantenere e valorizzare l’immobile.
Chi compone il settore (in breve)
- Oltre 500mila abitazioni online per affitti brevi, pari a circa l’1,4% del patrimonio abitativo.
- 96% delle proprietà in mano a privati, con una quota minoritaria gestita da operatori professionali.
- Occupazione diretta stimata in circa 150mila addetti, con una filiera di 30mila operatori tra host, property manager, imprese di pulizia, manutenzione e servizi.
Origine tipica degli immobili messi a reddito
- Eredità: ~30%
- Case sfitte da tempo: ~26%
- Ex abitazione principale affittata temporaneamente: ~29%
- Acquisto per investimento: ~13%
- Da lungo a breve termine: ~2%
Le ricadute attese
- Offerta in calo: alcuni proprietari ritirerebbero gli immobili o passerebbero a forme di locazione meno flessibili.
- Prezzi in crescita: minore disponibilità = tariffe medie più alte, soprattutto nelle città d’arte e nelle località stagionali.
- Minori ristrutturazioni: si raffredda la propensione a riqualificare immobili da mettere a reddito.
- Rischio sommerso: parte dell’attività potrebbe spostarsi fuori dai canali ufficiali, con perdita di gettito e di tracciabilità.
La richiesta al governo
Per Aigab confermare l’aumento sarebbe un “autogol” rispetto agli impegni a non alzare le tasse e a tutelare il patrimonio delle famiglie. L’associazione propone un ripensamento della misura e un tavolo di lavoro con la filiera per conciliare gettito, legalità e competitività: semplificazione degli adempimenti, contrasto all’abusivismo, incentivi alla qualità dell’offerta e una cedolare sostenibile e stabile.