La sicurezza fisica torna al centro delle strategie aziendali: il 75% delle imprese la considera oggi una priorità strategica.
Negli ultimi cinque anni, 6 aziende su 10 hanno subito almeno una violazione fisica. A rivelarlo è il report Physical Security Statistics di Scoop Market, che conferma come la protezione degli asset aziendali sia tornata ad essere un pilastro fondamentale per garantire continuità, resilienza e reputazione.
Il tema è stato al centro del Richmond Italia Security Director Forum, dove esperti e professionisti hanno sottolineato come la “physical security” non possa più essere considerata secondaria rispetto alla cybersicurezza.
Sicurezza fisica: una priorità strategica per 3 aziende su 4
Il 75% delle imprese ritiene la sicurezza fisica una priorità strategica, e il 40% ha aumentato i budget dedicati alle tecnologie di protezione nell’ultimo anno. Non si tratta più di difendere semplicemente un perimetro aziendale, ma di garantire la business continuity e tutelare dipendenti, informazioni e infrastrutture.
I ruoli professionali di Security Director, Facility Manager e Site Director diventano così sempre più decisivi: non più meri gestori di impianti, ma veri e propri attori strategici nella difesa dell’impresa.
Tecnologie più diffuse: controllo accessi, videosorveglianza e sicurezza perimetrale
Secondo i dati, le soluzioni più adottate dalle aziende per rafforzare la sicurezza fisica sono:
- Controllo accessi (50%) → tecnologia prioritaria per regolare e monitorare gli ingressi.
- Videosorveglianza (30%) → indispensabile per il monitoraggio costante e la prevenzione.
- Sicurezza perimetrale (20%) → barriera di difesa contro accessi non autorizzati e minacce esterne.
Una volta integrate tra loro e con i sistemi digitali, queste soluzioni creano un ecosistema di protezione completo, capace di adattarsi a minacce sempre più sofisticate.
Il fattore umano: il vero punto critico della sicurezza
Nonostante la crescita tecnologica, resta centrale l’elemento umano. Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa investigativa, ha sottolineato che “il vero punto critico della sicurezza non sono le tecnologie, ma i fattori umani”.
Bias cognitivi, eccesso di fiducia, pressione dell’urgenza e fragilità psicologiche possono rendere inefficace anche il sistema di difesa più avanzato. Per questo, Bruzzone suggerisce l’introduzione di screening psicologici nei processi di selezione per i ruoli più delicati, dove empatia e intuito diventano competenze strategiche tanto quanto quelle tecniche.
Verso una nuova cultura della sicurezza
Come evidenziato da Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia: “La sicurezza fisica non è più un insieme di dispositivi isolati, ma un ecosistema vivo, fatto di tecnologie intelligenti, processi coordinati e persone competenti”.
In questo scenario, la sicurezza aziendale assume un valore sempre più integrato, dinamico e umano, dove la tecnologia deve dialogare con le persone per creare ambienti sicuri e resilienti.