Il downgrade di S&P Global su USDT per la gestione delle riserve allarma il mercato, spingendo Tether a contestare duramente i criteri di valutazione tradizionali per ribadire la propria solidità finanziaria.
L’agenzia di rating S&P Global ha aggiornato la propria valutazione su USDT, la stablecoin emessa da Tether, abbassandone il rating creditizio da 4 (limitato) a 5 (debole). Si tratta di un cambiamento significativo che riflette l’aumento delle preoccupazioni legate alla capacità dell’asset di mantenere la parità uno a uno con il dollaro statunitense.
Per una stablecoin, l’eventuale perdita di ancoraggio rappresenta uno scenario critico perché erode la fiducia degli utenti e compromette il ruolo stesso di ponte tra finanza tradizionale e mercato digitale.
USDT non è soltanto una criptovaluta ma un’infrastruttura di liquidità globale che alimenta scambi, arbitraggio e coperture in tutto il settore. Secondo l’analisi di S&P Global, il downgrade è dovuto principalmente all’aumento degli asset ad alto rischio presenti nelle riserve di Tether rispetto alla precedente revisione.
Il rating 5 (debole), all’interno di una scala che va da 1 a 5, indica una maggiore incertezza sulla capacità dell’emittente di far fronte ai propri obblighi e punta l’attenzione su due criticità: l’esposizione crescente ad asset volatili e le persistenti lacune nella trasparenza delle informazioni fornite al mercato.
L’infografica pubblicata da S&P Global illustra con chiarezza questo giudizio complessivo di stabilità molto debole, collocando USDT all’estremo inferiore della scala.
Tra gli elementi più sensibili identificati dall’agenzia figura la partecipazione di Tether in Bitcoin (BTC), che rappresenta circa il 5,6% degli USDT in circolazione. Tale quota supera il margine di sovracollateralizzazione del 3,9% dichiarato, suggerendo che un eventuale calo del prezzo di BTC potrebbe non essere pienamente assorbito dalle riserve.
Nonostante l’avvertimento, USDT conserva una posizione dominante nel mercato: con una capitalizzazione di 305 miliardi di dollari, rimane il terzo asset digitale più grande al mondo e detiene una quota del 60% all’interno del comparto stablecoin.
La risposta di Tether non si è fatta attendere. Il CEO Paolo Ardoino ha criticato apertamente i modelli di rating tradizionali, giudicandoli inadatti a valutare strutture aziendali come la loro e ricordando come numerose istituzioni finanziarie, pur dotate in passato di rating elevati, siano poi crollate.
Ardoino sostiene che Tether sia un’azienda sovracapitalizzata, priva di riserve tossiche e con una redditività consolidata, interpretando le valutazioni negative come un segnale del fatto che la società stia mettendo in discussione l’ordine finanziario tradizionale. La tensione tra modelli di rating classici e nuove strutture digitali, in questo senso, resta uno dei temi centrali del dibattito sulla stabilità futura delle stablecoin.
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