Al #ForumAutoMotive il monito: “Basta parole, servono scelte”. Mercato Ue in frenata, marchi cinesi verso il 13% entro il 2030. L’Italia resta indietro su elettrico e produzione
Un settore in trincea tra transizione ecologica, competitività internazionale e regole europee da ritarare. È il quadro emerso a Milano nell’incontro “Automotive, quale futuro – Reagire con decisione: basta parole!”, organizzato da #ForumAutoMotive in occasione dei dieci anni di attività. Sul tavolo: Green Deal, neutralità tecnologica, filiera e lavoro, fiscalità, sicurezza industriale.
Il termometro del mercato
Dall’aggiornamento di un noto outlook sul comparto emerge una fotografia netta:
- Europa in rallentamento: per il 2025 atteso un -2%, poi crescita debole.
- Avanzata cinese: la quota dei costruttori della RPC nel Vecchio Continente salirebbe dall’8% (2024) al 13% (2030), assorbendo quasi tutta la crescita del mercato (+0,8 mln veicoli).
- Quote europee in calo: i marchi Ue scenderebbero dal 62% al 58% entro il 2030.
- Margini sotto pressione per gli OEM europei e americani, in miglioramento per i player cinesi.
Il caso Italia: domanda debole e corsa elettrica a metà
Nel nostro Paese la domanda resta sottotono rispetto al pre-Covid, frenata da prezzi più alti e minore accessibilità. Crescono invece i brand cinesi, grazie a listini aggressivi e contenuti tecnologici avanzati.
Sul fronte elettrico:
- la diffusione di BEV cresce ma resta modesta e lontana dagli obiettivi del Green Deal;
- il 2025-2027 vedrà più nuovi modelli, ma il gap di prezzo nei segmenti A/B resta ampio;
- le soluzioni range extender (REEV) possono attenuare la range anxiety e favorire l’adozione;
- valori residui dei BEV bassi, soprattutto in Italia: criticità ma anche opportunità per l’usato;
- flotte aziendali più avanti del mercato generale: qui si concentra la quota maggiore di BEV/PHEV e si attende spinta dal nuovo schema di incentivo fiscale 2025.
Sul versante produttivo, riportare i volumi verso l’obiettivo simbolico del milione di unità richiederebbe oltre due anni con le condizioni attuali.
La politica industriale che (ancora) manca
Nel confronto con filiera, esperti e rappresentanti istituzionali, è emersa una richiesta corale: pragmatismo e neutralità tecnologica. In sintesi:
- Componentistica in affanno: la filiera segnala perdite occupazionali ingenti nell’ultimo anno e chiede correttivi sulla roadmap europea (rinvio di 5 anni alla scadenza 2035 e quote non-BEV anche oltre).
- Fisco sulle auto aziendali: chi opera in Italia invoca chiarezza e riforme (fringe benefit e deducibilità) per programmare investimenti e rinnovi di flotta.
- Competitività vs Cina: non è “l’elettrico” il problema in sé, ma il vantaggio competitivo di chi presidia batterie, materie prime e riciclo; servono catene del valore europee.
- Neutralità tecnologica reale: apertura a biocarburanti, low-carbon fuels, ibridi, gas rinnovabili (biometano), con conteggio delle emissioni sul ciclo di vita (LCA).
- Allarmi dalla distribuzione: senza domanda, gli obiettivi restano sulla carta; si invoca una revisione dei regolamenti per riagganciare il mercato.
- Trade e difesa industriale: c’è chi propone dazi o contingentamenti alle importazioni extra-Ue per evitare ulteriori shock alla produzione e all’indotto.
Che cosa può succedere ora
Nei prossimi mesi l’attenzione è puntata su:
- Revisione dei regolamenti Ue tra fine 2025 e inizio 2026 (possibili aggiustamenti su tempi e traiettorie).
- Pacchetti fiscali nazionali per veicoli aziendali e privati (incentivi mirati, rottamazione, leasing sociale).
- Politiche europee su batterie e riciclo per ridurre la dipendenza esterna e recuperare margini.
- Mercato dell’usato elettrico come leva di accessibilità, se sostenuto da garanzie e infrastrutture trasparenti sullo stato batteria.