La desertificazione bancaria non rallenta. Da gennaio a settembre 2025, in Italia hanno chiuso altri 268 sportelli: sono ormai 3.419 i comuni senza servizi finanziari. Un trend che colpisce duramente anche la Sicilia, dove cresce il numero di cittadini e imprese senza filiale di riferimento e, di conseguenza, il rischio di esclusione sociale ed economica.
Sicilia, i numeri dell’emergenza
- 374 mila residenti senza alcuna banca nel comune di residenza (+12 mila in un anno).
- 548 mila cittadini con un solo sportello disponibile (+52 mila rispetto al 2024).
- 1 milione di siciliani complessivamente esposti a un alto rischio di esclusione dai servizi bancari.
- Imprese: 20 mila senza presidio bancario (+821) e 30 mila con una sola filiale (+2.400).
La situazione è aggravata da due fattori strutturali: carenze infrastrutturali e invecchiamento demografico. A complicare il quadro c’è anche il basso ricorso all’internet banking: in Sicilia lo usa mediamente il 35% della popolazione, contro percentuali quasi doppie nelle regioni più digitalizzate del Nord.
La mappa regionale
L’indice di desertificazione parziale fotografa difficoltà più marcate nelle province di Messina, Enna, Palermo, Agrigento, Trapani e Catania; migliore la tenuta in Ragusa, Siracusa e Caltanissetta.
Tra i comuni più popolosi senza alcuna banca spiccano Aci Sant’Antonio, Santa Flavia, Altavilla Milicia, Misiliscemi, San Pietro Clarenza, Valverde, Solarino, Santa Maria di Licodia, Torregrotta, Borgetto, Rometta, Custonaci.
A rischio desertificazione (presenza di un solo sportello) Aci Catena, Tremestieri Etneo, Villabate, Pedara, Mascali, Melilli, Ficarazzi, Motta Sant’Anastasia, Barrafranca, Cinisi, Casteldaccia, San Gregorio di Catania.
Il “risiko” bancario e i tagli alle reti
Le operazioni di concentrazione in corso cambiano la geografia del credito. Dopo l’acquisizione di Popolare di Sondrio, un grande gruppo ha annunciato la chiusura di 90 filiali. Eventuali integrazioni tra altri player con forti sovrapposizioni territoriali potrebbero innescare nuovi tagli a sportelli e occupazione, con ricadute pesanti proprio nei territori già fragili.
Le voci del sindacato
Per First Cisl la desertificazione bancaria è “un’emergenza che impoverisce le comunità”: riduce l’accesso al credito, frena gli investimenti, accelera lo spopolamento e rende più costosa e incerta la vita quotidiana di famiglie e imprese.
Il sindacato regionale chiede di non derubricare il fenomeno a tema marginale e rilancia l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’attività bancaria che monitori chiusure, ricadute occupazionali e accessibilità ai servizi, favorendo interventi compensativi nei comuni scoperti.
Perché non basta l’online
Il digitale è una risorsa, ma non sostituisce la filiale per tutti:
- divario digitale persistente (età, istruzione, connettività);
- necessità di consulenza per imprese e famiglie (mutui, finanziamenti, pratiche complesse);
- gestione del contante e dei servizi di cassa per piccoli esercizi e attività locali.
Cosa può fare la politica (e il sistema)
- Osservatorio regionale con dati aperti su chiusure, tempi di rientro e impatti.
- Presìdi minimi nei comuni scoperti (sportelli condivisi, bancomat di comunità, sportelli postali bancarizzati, filiali mobili).
- Incentivi regolatori o fiscali per mantenere operativi gli sportelli in aree periferiche.
- Educazione finanziaria e digitale capillare, con sportelli itineranti dedicati a anziani, piccoli esercenti e microimprese.
- Accordi con i Comuni per servizi di tesoreria che preservino una presenza fisica sul territorio.