Infrastrutture e cybersecurity guidano la spesa; soddisfazione alta (63,3%) e forte spinta alla diversificazione dei servizi. Cresce il lavoro in forma associata e il modello Stp.
L’85,7% degli studi dei consulenti del lavoro ha investito in tecnologie e digitale negli ultimi due anni: il 15% con investimenti rilevanti, il 45% medi. La spesa si è concentrata soprattutto su infrastrutture (pc, notebook, reti: 74,2%) e sicurezza informatica (59,9%), seguite da gestione documentale (34,7%) e portali per i clienti (31,9%). I dati emergono dall’indagine sull’evoluzione della professione presentata a Napoli in occasione della Convention nazionale per il 60° anniversario della categoria.
Prossimo biennio: IA in pole
Nel 2026–2027 le priorità di investimento saranno:
- Intelligenza artificiale: il 50% intende introdurla, anche solo in via sperimentale;
- Rinnovo infrastrutture: 48,7%;
- Portali e app per i clienti: 33,7%;
- Formazione delle risorse umane: 32%.
Clima di fiducia (ma realistico)
Il 63,3% dei professionisti si dichiara molto soddisfatto del proprio lavoro (voto ≥ 7/10): livelli più alti tra gli uomini (70,3%) rispetto alle donne (54,6%) e nel Nord rispetto a Centro-Sud. Il 55,8% punta a sviluppare l’attività nei prossimi cinque anni, mentre 1 su 4 la proseguirà senza cambiamenti.
Crescita: leva interna più che domanda esterna
La categoria ritiene che l’espansione dipenderà dalla propria capacità di proporsi con nuove logiche più che da fattori esogeni:
- Diversificazione dei servizi: leva n.1 per il 46,5% (tra i giovani sale al 55,4%);
- Innovazione e digitalizzazione: 37,7%;
- Aumento spontaneo della domanda e maggiore riconoscimento del ruolo: entrambi al 31,2%.
Offerta in evoluzione: oltre paghe e adempimenti
Accanto al core business lavoro e payroll (92,2% degli studi), si espande la consulenza a maggior valore:
- Consulenza giuridica/contrattuale sui rapporti di lavoro: 67,4%;
- Consulenza economica (budget e costo del lavoro): 59,2%;
- Organizzazione e gestione del personale: 47%;
- Relazioni/procedure sindacali: 42,1%;
- Welfare aziendale: 32,2%;
- Consulenza previdenziale: 28,2%;
- Politiche attive: 15,6%.
Area fiscale sempre più presidiata: 48,4% cura adempimenti, 37,4% offre consulenza fiscale/finanziaria/societaria. Certificazioni: 18,9% su contratti e conciliazioni; 9,4% Asse.Co.; 4,7% certificazioni di parità/bilanci di genere.
Focus giovani
I professionisti under mostrano vocazione più specialistica e un paniere più ampio:
- Consulenza giuridica/contrattuale: 83,2%;
- Consulenza economica: 77,6%;
- Gestione/organizzazione del personale: 59,4%;
- Welfare: 46,2%;
- Previdenza: 31,4%.
Tre anni di scatti in avanti
Negli ultimi 36 mesi, il 34,8% degli studi ha innovato l’offerta. I servizi cresciuti di più:
- Welfare aziendale (+14,1% degli studi);
- Consulenza previdenziale (+6%);
- Asse.Co. (+5,1%);
- Politiche attive (+3,6%).
Driver del cambiamento: richieste dei clienti (30%), novità normative (19,7%), nuove specializzazioni (12,9%), ricerca di nuovi ricavi (10,6%) e competizione (10,9%).
Come si sono organizzati gli studi
- Formazione interna e nuove competenze: 36,2%;
- Collaborazioni con altri studi/consulenti: 15,4%;
- Revisione di organizzazione e procedure: 14%;
- Investimenti in tecnologie e strumenti digitali: ~14%.
Modelli organizzativi: cresce l’aggregazione (Stp in aumento)
Tra il 2021 e il 2025 scende la quota di titolari unici (dal 78,2% al 74,4%) e sale l’esercizio in forma associata (dal 21,8% al 25,6%):
- 14,9% in Stp con altri consulenti del lavoro;
- 10,7% in Stp con altri professionisti.
Le Stp iscritte all’albo unico raggiungono 808 (2025), coinvolgendo quasi 2.000 consulenti (7,8% del totale). La geografia conta: al Nord Est l’associato arriva al 38,2% (sovente tra consulenti del lavoro), mentre al Sud è al 14,2%. Il Nord guida anche la crescita 2021–2025: Nord Ovest dal 26,2% al 33,2%; Nord Est dal 31,8% al 38,2%. Guardando avanti, il 6% degli studi individuali vuole associarsi o costituire una Stp entro tre anni.