Primo verdetto penale legato al crack del gruppo Signa: l’ex tycoon René Benko è stato condannato a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta nell’ambito della sua procedura personale d’insolvenza. Al centro del processo, tra gli altri, un trasferimento di circa 300 mila euro a un familiare e una serie di movimentazioni ritenute dai giudici pregiudizievoli per i creditori.
In aula la Corte ha esaminato anche il capitolo della villa di Hungerburg, con anticipi di canoni e questioni legate all’abitabilità dell’immobile. L’accusa ha ricostruito spostamenti di denaro per complessivi circa 660 mila euro, inclusi circa 360 mila euro di anticipi legati all’immobile; nel fascicolo è stato richiamato lo sbilancio tra liquidità disponibile (intorno ai 900 mila euro) e crediti ammessi nella massa (circa 45 milioni). La difesa ha respinto le contestazioni.
Moglie, madre e sorella dell’imputato, citate come persone informate sui fatti, hanno scelto di non testimoniare avvalendosi della facoltà prevista per i prossimi congiunti.
La condanna non è definitiva e potrà essere impugnata. Sullo sfondo resta il collasso dell’universo Signa, esploso tra la fine del 2023 e il 2024, con un’esposizione di miliardi di euro e ricadute su banche, fornitori e partner in più Paesi. In parallelo proseguono procedure civili e ulteriori filoni d’indagine.