La formazione continua torna al centro del dibattito sul futuro delle imprese e del lavoro. A Roma, nella cornice di Palazzo Montemartini, si è svolto il convegno annuale di Fondo Conoscenza, appuntamento dedicato quest’anno alla presentazione degli Avvisi 2026, ma anche a un momento di riflessione più ampio sul ruolo strategico che la formazione finanziata può svolgere in una fase di profonde trasformazioni economiche, sociali e produttive.
L’incontro ha riunito imprese, enti di formazione, parti sociali e professionisti del settore, confermando la centralità crescente di un Fondo che negli ultimi anni ha consolidato la propria presenza nel panorama nazionale. A caratterizzare questa edizione non è stato soltanto il lancio dei nuovi strumenti di finanziamento, ma anche l’avvio di un nuovo ciclo identitario e strategico, accompagnato da un rebranding che vuole raccontare in modo ancora più chiaro la missione del Fondo.
Ad aprire il confronto è stato il tema della bilateralità, presentata come leva concreta di coesione sociale e di sviluppo. In questo quadro, Fondo Conoscenza si inserisce come strumento capace di tradurre principi condivisi in opportunità reali per aziende e lavoratori, mettendo al centro l’idea che la formazione non debba essere un’opzione per pochi, ma un diritto accessibile e una risorsa strutturale per il sistema produttivo.
Il dibattito ha evidenziato come la formazione continua sia oggi chiamata a rispondere non soltanto ai fabbisogni immediati delle imprese, ma alle grandi transizioni che stanno ridefinendo il lavoro: quella tecnologica, quella ambientale e quella demografica. In questo scenario, il tema non è più solo ampliare l’offerta, ma migliorarne la qualità, rendendola semplice da utilizzare, vicina ai bisogni reali e in grado di accompagnare concretamente le aziende nei cambiamenti in corso.
A rafforzare questa visione c’è anche un dato ormai sempre più evidente: aggiornare le competenze non è più una scelta facoltativa, ma una necessità strutturale. La rapidità con cui cambiano mercati, organizzazioni e strumenti di lavoro impone un investimento continuo sulle persone. È in questo contesto che il ruolo dei fondi interprofessionali assume un valore sempre più decisivo.
I numeri presentati durante il convegno mostrano una crescita significativa di Fondo Conoscenza nel corso del 2025. Le aziende aderenti sono passate da 41.794 a 51.090, con un incremento del 22% in un solo anno. Ancora più marcata la crescita dei piani formativi finanziati, saliti del 222%, passando da 520 a 1.678. Anche le ore di formazione approvate sono aumentate in modo consistente, arrivando a 134.579, mentre il tasso di copertura finanziaria ha raggiunto il 95,71%, con oltre 10,5 milioni di euro finanziati su poco più di 11 milioni richiesti.
Tra i dati più significativi emerge quello relativo all’inclusione: oltre il 60% delle aziende aderenti non aveva mai partecipato prima a un fondo interprofessionale. È un elemento che racconta la capacità del Fondo di raggiungere realtà spesso rimaste ai margini del sistema della formazione finanziata, in particolare microimprese, che rappresentano oltre l’85% della platea coinvolta. Un risultato che rafforza l’idea di un modello orientato all’accessibilità, alla semplificazione e alla diffusione capillare delle opportunità.
L’analisi dei piani formativi conferma inoltre una presenza forte in settori dove la formazione risulta particolarmente cruciale. Il 73% delle imprese beneficiarie si concentra in sei comparti, con il commercio in testa, ma con una presenza rilevante anche della sanità e dell’assistenza sociale, ambiti nei quali la qualità delle competenze rappresenta un fattore decisivo per la tenuta e l’evoluzione dei servizi.
Il 2026 segna anche un passaggio simbolico con il lancio della nuova identità visiva di Fondo Conoscenza. Il rebranding nasce da una riflessione sulla missione del Fondo e si sviluppa intorno a tre segni tipografici: asterisco, accento e stella, elementi scelti per evocare chiarimento, orientamento e risultato. Un cambiamento non soltanto grafico, ma anche culturale, pensato per accompagnare una fase di crescita e di maggiore riconoscibilità.
Il cuore del convegno è stato naturalmente la presentazione degli Avvisi 2026, che mettono in campo oltre 14 milioni di euro attraverso cinque strumenti distinti.
L’Avviso 1/2026 – Generalista sosterrà piani formativi aziendali, territoriali e settoriali su tutte le principali aree tematiche, con finestre mensili di presentazione da aprile a dicembre. Tra le novità figura un rafforzamento premiale per le aziende neoaderenti, a conferma della volontà di favorire l’ingresso di nuovi soggetti nel sistema.
L’Avviso 2/2026 sarà dedicato ai voucher formativi per le PMI associate alle Parti Sociali, mentre l’Avviso 3/2026 estenderà lo stesso impianto a tutte le aziende aderenti, senza vincolo associativo. In questo modo il Fondo punta a offrire strumenti flessibili e immediati, particolarmente utili per le piccole e medie imprese.
Tra le novità più rilevanti c’è poi l’Avviso 4/2026, in pubblicazione a maggio, dedicato alla certificazione delle competenze. Si tratta di uno strumento sperimentale pensato per sostenere percorsi di individuazione, validazione e certificazione, in coerenza con il sistema nazionale e con il quadro europeo EQF.
A luglio è prevista invece la pubblicazione dell’Avviso 5/2026, dedicato ai Sistemi Territoriali di Imprese. In questo caso la prospettiva è di medio periodo, con uno strumento triennale pensato per finanziare non solo piani formativi e voucher per i dipendenti delle imprese aderenti, ma anche percorsi destinati a soggetti disoccupati da accompagnare verso l’ingresso nel mercato del lavoro.
Accanto agli Avvisi, Fondo Conoscenza ha annunciato anche l’attivazione di una chatbot dedicata, uno strumento pensato per fornire supporto in tempo reale a imprese ed enti nella consultazione delle opportunità e nell’accesso ai finanziamenti. Un segnale ulteriore della volontà di rendere la formazione finanziata più semplice, immediata e fruibile.
A chiudere i lavori è stata una riflessione sul quadro istituzionale e sulla necessità di interpretare le politiche della formazione in chiave di equità, più che di semplice uniformità. Il messaggio emerso è chiaro: trattare tutte le realtà allo stesso modo non sempre produce giustizia o efficienza. Al contrario, serve la capacità di differenziare strumenti e approcci in base alla dimensione aziendale, al contesto geografico e alle caratteristiche economiche e organizzative dei destinatari.
In questa prospettiva, gli Avvisi 2026 di Fondo Conoscenza si presentano non solo come una dotazione finanziaria importante, ma come parte di una visione più ampia. Una visione in cui la formazione continua diventa un’infrastruttura strategica per le imprese, una leva di inclusione per i lavoratori e uno strumento concreto per programmare il futuro, invece di rincorrere le emergenze.