La Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) ha proclamato per venerdì 28 novembre uno sciopero nazionale dei giornalisti, una giornata di mobilitazione che vuole riportare al centro il tema delle condizioni di lavoro nel settore dell’informazione.
Al cuore della protesta ci sono:
- il contratto Fnsi–Fieg fermo da oltre dieci anni
- i tagli al costo del lavoro
- le politiche di prepensionamento
- la precarietà strutturale che colpisce collaboratori, corrispondenti, giovani e freelance
L’obiettivo dichiarato è chiaro: ottenere un nuovo accordo contrattuale che recuperi potere d’acquisto e garantisca maggiori tutele a tutte le figure del mondo dell’informazione, non solo a chi è assunto stabilmente.
Un contratto fermo da oltre dieci anni
Uno dei punti principali della piattaforma sindacale riguarda il contratto nazionale Fnsi–Fieg, che da più di un decennio attende un aggiornamento strutturale.
In questo arco di tempo:
- il costo della vita è aumentato in modo significativo
- il sistema dei media è stato trasformato dal digitale, dalle piattaforme e dai social
- sono cambiati modelli di business, redazioni, carichi di lavoro e competenze richieste
Su questo sfondo, molti giornalisti si trovano a lavorare ancora con regole, tutele e retribuzioni pensate per un’altra epoca, mentre l’inflazione ha eroso in profondità il potere d’acquisto degli stipendi.
La FNSI chiede quindi un adeguamento economico e normativo che tenga conto del nuovo scenario: dall’orario di lavoro alla reperibilità, dalle nuove forme di produzione dei contenuti alle responsabilità legate all’informazione online.
Tagli al costo del lavoro e prepensionamenti: una crisi che scarica sui più deboli
Un altro fronte di scontro riguarda i tagli al costo del lavoro e l’uso dei prepensionamenti come principale strumento di gestione delle crisi aziendali.
Nella prospettiva sindacale, queste politiche hanno avuto almeno due effetti:
- hanno ridotto l’organico stabile delle redazioni, aumentando carichi di lavoro e pressioni sui giornalisti rimasti
- hanno spostato parte crescente della produzione informativa verso figure esterne, meno tutelate e peggio retribuite
La FNSI denuncia il rischio di una progressiva svalutazione del lavoro giornalistico, trattato come un costo da ridurre anziché come un presidio fondamentale di democrazia e pluralismo.
Collaboratori, corrispondenti, freelance: la questione della precarietà
Al centro della protesta c’è soprattutto la condizione dei collaboratori, corrispondenti e freelance, spesso pagati a pezzo, con compensi bassi e assenza di reali tutele.
Per molti giovani e non solo, la porta d’ingresso nel mestiere non è più il praticantato strutturato, ma una lunga permanenza in una “zona grigia” fatta di:
- compensi inadeguati rispetto al tempo e alla qualità del lavoro
- mancanza di garanzie su continuità, malattia, maternità/paternità, ferie
- difficoltà a progettare un futuro professionale e personale stabile
Lo sciopero del 28 novembre vuole dare voce anche a questa parte del mondo dell’informazione, chiedendo strumenti specifici di tutela, un sistema di compensi minimi dignitosi e norme che riconoscano il ruolo dei freelance come parte strutturale della filiera, non come riserva usa-e-getta.
Le richieste della FNSI: più tutele, più dignità, più futuro
In sintesi, con lo sciopero nazionale la FNSI chiede:
- un nuovo contratto Fnsi–Fieg che aggiorni regole e retribuzioni dopo oltre dieci anni di stallo
- recupero del potere d’acquisto perso in un decennio di inflazione e blocco contrattuale
- maggiore tutela per giovani, collaboratori, corrispondenti e freelance, con compensi minimi adeguati e diritti garantiti
- un cambio di paradigma: il giornalismo non come variabile su cui tagliare, ma come bene comune da salvaguardare
Verso il 28 novembre
La giornata del 28 novembre si annuncia quindi come un momento simbolico e concreto per il settore:
- simbolico, perché porta alla luce una crisi che spesso resta confinata dentro redazioni e chat di collaboratori;
- concreto, perché mira a riaprire il tavolo del contratto e a definire nuovi equilibri tra editori e giornalisti.
In un tempo dominato da fake news, algoritmi e disinformazione, al centro della mobilitazione c’è un messaggio semplice: senza lavoro dignitoso, non può esserci informazione libera e di qualità.