Novembre segna il mese peggiore per il mercato delle criptovalute da febbraio, con volumi in forte calo, pesanti deflussi dagli ETF e pressioni macroeconomiche che amplificano la volatilità, aggravando il sentiment globale degli investitori.
Il mercato delle criptovalute ha chiuso novembre con una performance sorprendentemente debole, registrando il peggior arretramento mensile da febbraio.
Gli exchange centralizzati hanno visto i propri volumi contrarsi fino a 1,59 trilioni di dollari, ben al di sotto dei 2,17 trilioni di ottobre, mentre gli ETF spot su Bitcoin hanno subito deflussi netti per 3,48 miliardi di dollari, invertendo bruscamente la robusta fase di afflussi del mese precedente.
Il clima di debolezza si è intensificato all’inizio della settimana, quando Bitcoin è sceso sotto gli 86.000 dollari. Il calo ha provocato oltre 600 milioni di dollari in liquidazioni di posizioni a leva, estendendo una fase correttiva iniziata quando la criptovaluta aveva interrotto la corsa verso il massimo storico di 126.251 dollari.
Nel complesso, novembre ha mostrato una netta perdita di slancio, con il trading sugli exchange centralizzati in diminuzione del 26,7% su base mensile, segnando il volume più contenuto dai 1,14 trilioni registrati a giugno.
Binance ha mantenuto la sua posizione dominante, pur registrando un calo significativo del volume, sceso a 599,34 miliardi di dollari dai 810,44 miliardi di ottobre.
A seguire, Bybit ha totalizzato 105,8 miliardi di dollari, Gate.io ha trattato 96,75 miliardi e Coinbase 93,41 miliardi. Anche i DEX hanno risentito pesantemente della contrazione, passando da 568,43 miliardi di ottobre a 397,78 miliardi di novembre, toccando i livelli più bassi da giugno.
Uniswap ha guidato la categoria con 79,98 miliardi di dollari, pur lontano dai 123,88 miliardi del mese precedente, mentre PancakeSwap si è fermata a 70,57 miliardi.
Sul fronte dei prezzi, Bitcoin ha oscillato in un ampio intervallo: da circa 110.000 dollari all’inizio del mese a un minimo vicino agli 81.000 dollari il 21 novembre, prima di recuperare parzialmente.
Nuove pressioni sono arrivate dalla sessione asiatica, che ha visto BTC perdere il 6% in poche ore, ampliando il drawdown dal picco di ottobre al 32%.
Le liquidazioni giornaliere hanno superato i 641 milioni di dollari, con 188,5 milioni attribuibili a Bitcoin e 139,6 milioni a Ether.
Lo scenario macroeconomico ha giocato un ruolo decisivo. Le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Banca del Giappone sono state identificate come uno dei principali catalizzatori del crollo.
Le probabilità di un aumento di 25 punti base alla riunione del 18-19 dicembre sono salite al 52% su Polymarket e al 76% secondo gli investitori obbligazionari.
Questo ha alimentato timori di un rafforzamento dello yen e di una potenziale liquidazione del carry trade, una strategia ampiamente utilizzata per finanziare investimenti in asset rischiosi come le criptovalute.
Gli ETF statunitensi su Bitcoin hanno aggravato la pressione, registrando il maggiore deflusso mensile da febbraio. IBIT di BlackRock ha guidato l’esodo con 2,34 miliardi di dollari usciti in novembre, incluso un ritiro record da 523 milioni in un solo giorno.
In parallelo, gli ETF su Ethereum hanno registrato deflussi per 1,42 miliardi di dollari, mentre gli ETF su XRP hanno sorpreso con afflussi cumulativi di 666 milioni.
A complicare ulteriormente il contesto, Strategy Inc. ha segnalato la possibilità di vendere Bitcoin qualora il proprio rapporto mNAV scendesse sotto 1x, una prospettiva che ha aggiunto tensione a un mercato già fragile.
In un mese dominato da incertezza, pressioni macro e deflussi istituzionali, la resilienza del settore sarà messa alla prova nel tentativo di recuperare stabilità nelle prossime settimane.
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