A dicembre l’inflazione torna a muoversi leggermente verso l’alto. Secondo le stime, l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,2% rispetto a novembre e dell’1,2% su base annua, riportandosi sui livelli già visti a ottobre. Un dato che, pur restando contenuto, segnala un rialzo guidato soprattutto da alcune voci molto presenti nella spesa quotidiana, mentre sul fronte energia emergono dinamiche opposte con un calo degli energetici regolamentati.
Carrello della spesa: +2,2% annuo
Il segnale più “percepibile” per le famiglie arriva dal cosiddetto carrello della spesa, che sale del 2,2% su base annua. L’aumento riflette il rincaro di beni di uso frequente, in particolare:
- beni alimentari (sia freschi sia lavorati),
- prodotti per la cura della casa e della persona,
- alcune componenti legate ai servizi di trasporto.
In altre parole, anche con un’inflazione generale relativamente moderata, la pressione si fa sentire soprattutto sulle voci che incidono quotidianamente sul bilancio domestico.
Cosa spinge l’aumento di dicembre: trasporti e alimentari
La lieve accelerazione dell’inflazione a dicembre è spiegata principalmente da tre fattori:
- Servizi relativi ai trasporti in forte crescita, con un’accelerazione marcata rispetto a novembre.
- Alimentari non lavorati (freschi) in rialzo, con un aumento più netto rispetto al mese precedente.
- Alimentari lavorati anch’essi in crescita, confermando una tendenza che pesa direttamente sul costo della vita.
Allo stesso tempo, l’aumento complessivo è stato parzialmente contenuto da dinamiche opposte su altre voci, in particolare:
- Energetici regolamentati, in calo più deciso,
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che rallentano rispetto a novembre.
Inflazione “di fondo” in lieve aumento: +1,8%
Un indicatore molto osservato per capire se l’aumento dei prezzi è “strutturale” è l’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili (energetici e alimentari freschi). A dicembre questa misura sale leggermente all’1,8%.
Anche l’inflazione calcolata al netto dei soli energetici mostra un piccolo rafforzamento, segnalando che la dinamica dei prezzi non dipende solo dall’energia ma coinvolge anche altre componenti.
Il dato mensile: pesano i trasporti (anche stagionali) e gli alimentari
L’incremento congiunturale (+0,2%) dell’indice generale è spiegato soprattutto da:
- aumento dei prezzi dei servizi di trasporto, anche per fattori stagionali,
- crescita degli alimentari non lavorati.
Gli aumenti sono stati in parte compensati da:
- riduzione degli energetici regolamentati,
- calo dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
Bilancio 2025: inflazione media all’1,5%
Guardando all’intero anno, la crescita media dei prezzi al consumo nel 2025 viene stimata intorno a +1,5%, un valore superiore rispetto al +1% del 2024. L’inflazione di fondo nella media annua si colloca attorno a +1,9%, mentre quella al netto dei soli energetici attorno a +2%.
Ipca: +0,2% su mese e +1,2% su anno
Anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), utilizzato per confronti a livello europeo, mostra:
- +0,2% su base mensile,
- +1,2% su base annua, in lieve accelerazione rispetto al mese precedente.
Nella media del 2025, l’Ipca è stimato in aumento di +1,7%, anch’esso in crescita rispetto al 2024.
Cosa significa in pratica
Il quadro di dicembre racconta un’inflazione generale ancora relativamente contenuta, ma con un elemento chiave: la spinta arriva soprattutto da alimentari e trasporti, cioè da voci che incidono direttamente sulla spesa quotidiana, mentre gli energetici regolamentati aiutano a frenare l’aumento complessivo.