Il 2025 si chiude come uno degli anni più brillanti della storia recente della Borsa italiana. Piazza Affari archivia dodici mesi da incorniciare con un balzo del 31,5% dell’indice Ftse Mib e una chiusura in grande stile nell’ultima seduta dell’anno, con un +1,14%. Il risultato è un ritorno ai livelli più alti da inizio millennio: il listino principale passa infatti da circa 34 mila punti di fine 2024 a quasi 45 mila punti.
Un rally che non è solo una fotografia di mercato, ma anche un segnale macroeconomico: il peso del listino milanese rispetto all’economia nazionale è cresciuto, con un rapporto tra Borsa e Pil in aumento rispetto all’anno precedente.
La capitalizzazione vola: oltre mille miliardi e un “peso” più alto sul Pil
A fine anno la capitalizzazione complessiva di Piazza Affari raggiunge 1.042 miliardi di euro, un livello che porta il valore della Borsa italiana a rappresentare circa il 47,2% del Pil. È un salto significativo se confrontato con il 2024, quando il mercato valeva 811 miliardi (con un’incidenza di circa 38% sul Pil). In altre parole: non solo i prezzi sono saliti, ma è aumentata anche la dimensione finanziaria del mercato italiano rispetto all’economia.
A spingere il listino sono state le banche (ma il “re” è Fincantieri)
Il motore principale della corsa è stato ancora una volta il settore bancario, protagonista di un anno eccezionale. Due pesi massimi del Ftse Mib come Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno messo a segno performance importanti, rispettivamente +53,3% e +84,1%.
Ma i titoli che hanno davvero “rubato la scena” sono stati quelli con rialzi a tre cifre. I cinque migliori del 2025 a Piazza Affari sono:
- Fincantieri: +141%
- Tim: +108,4%
- Popolare di Sondrio: +104,5%
- Iveco: +101%
- Leonardo: +89,6%
Una classifica che racconta una Borsa trainata sì dalle banche, ma capace anche di premiare industriali e difesa, con titoli che hanno intercettato trend di mercato e rinnovata attenzione degli investitori.
Più valore, ma meno società: tra nuove quotazioni e delisting
Se i prezzi hanno corso, il numero delle società quotate invece segnala una dinamica meno positiva. Nel 2025 ci sono state 21 nuove ammissioni su Euronext Growth Milan (il mercato dedicato alle piccole e medie aziende in crescita), ma nello stesso periodo 29 società hanno lasciato il listino.
Sul mercato principale sono uscite 11 società, e il totale delle quotate scende a 411 titoli, divisi tra:
- 199 su Euronext Milan
- 212 su Euronext Growth Milan
Sul fronte della raccolta, le nuove quotazioni hanno portato circa 124 milioni di euro, a cui si sommano:
- 13 aumenti di capitale in opzione per un totale di 1,5 miliardi
- 23 Opa complessive per un controvalore di circa 2,2 miliardi
È un quadro “a due velocità”: mercato che sale e si rafforza in capitalizzazione, ma con una tendenza alle uscite che riduce la platea di società disponibili agli investitori.
L’interesse dall’estero cresce: scambi ai livelli più alti dal 2007-2008
Tra i segnali più rilevanti dell’anno c’è l’aumento dell’attenzione verso il mercato italiano, non solo da parte dei risparmiatori domestici ma anche degli investitori internazionali. La prova sta nei volumi:
- scambi medi giornalieri: 3,5 miliardi di euro, in aumento del 31,1% rispetto al 2024
- contratti medi giornalieri: 370 mila, in crescita del 22,8%
Si tratta del controvalore medio quotidiano più alto dai tempi della crisi finanziaria del 2007-2008.
E il titolo più scambiato dell’anno è stato UniCredit, con oltre 5 milioni di contratti e un controvalore complessivo di oltre 91 miliardi di euro: un indicatore coerente con una base azionaria internazionale e con il ruolo centrale del comparto bancario nel rally del Ftse Mib.
Perché Piazza Affari ha fatto così bene nel 2025
Il 2025 di Piazza Affari è la somma di più fattori: la spinta delle banche, la rivalutazione di alcune storie industriali, il ritorno di attenzione sul mercato italiano e un aumento netto della liquidità scambiata. Il risultato è un listino che chiude l’anno ai massimi da oltre vent’anni, con numeri da record e una nuova percezione: Milano non è più solo “seguito” dall’Europa, ma torna ad essere cercato e comprato.