La Assemblée nationale francese approva un emendamento che classifica le criptovalute come “patrimonio improduttivo”, imponendo una tassa annua dell’1% per depositi superiori a 2 milioni di euro. Il settore crypto avverte un messaggio politico negativo per l’innovazione.
La Francia ha fatto un passo significativo verso una regolamentazione fiscale più stringente delle criptovalute: con 163 voti favorevoli e 150 contrari, l’Assemblea Nazionale ha approvato un emendamento che tratta le attività digitali come “patrimonio improduttivo”, equiparando le criptovalute a beni di lusso come yacht, opere d’arte e auto d’epoca.
Il provvedimento dovrà ancora passare dal Senato prima di divenire legge, ma la direzione è chiara: chi detiene criptovalute per un valore superiore a 2 milioni di euro potrebbe essere soggetto a una tassa annua dell’1%, anche se non ha realizzato alcuna vendita.
Come funzionerebbe la nuova tassazione
La novità più rilevante è che non sono solo i guadagni realizzati a essere tassati, ma il semplice possesso di criptovalute oltre una soglia stabilita rientrerebbe nella base imponibile. Secondo la proposta di legge, i contribuenti francesi con un patrimonio in beni classificati come “improduttivi”, fra cui appunto le crypto, oltre la soglia di 2 milioni di euro, dovrebbero corrispondere l’1% annuo sulla parte eccedente.
Questo cambiamento significherebbe che un investitore con una posizione in bitcoin valutata 3 milioni di euro potrebbe dover pagare circa 10.000 euro ogni anno, senza nessuna vendita effettiva.
Le reazioni del settore e le implicazioni
La reazione della comunità crypto non si è fatta attendere. Tra i commenti più critici spicca quello di Éric Larchevêque, co-fondatore di una società di wallet, che ha definito il provvedimento “un errore ideologico” volto a “punire chi vuole tutelarsi finanziariamente con oro e Bitcoin”.
Tra le principali preoccupazioni emergono:
- Il rischio che gli investitori siano costretti a liquidare asset pompati solo per far fronte alla tassa, con possibili pressioni al ribasso sui mercati crypto locali.
- La soglia di 2 milioni di euro, sebbene elevata oggi, potrebbe essere abbassata in futuro, ampliando la platea dei soggetti colpiti.
- Il forte segnale politico che la Francia starebbe inviando al settore: le crypto non vengono viste come contributo all’economia, ma come accumulo passivo di ricchezza da tassare.
Contraddizioni e scenari futuri
Una delle perplessità maggiori rispetto a questa svolta fiscale è che arriva in un momento in cui altri paesi europei mostrano atteggiamenti più favorevoli verso la crypto-innovazione. La Francia, invece, appare divisa: da un lato incentiva l’adozione di tecnologie innovative, dall’altro tassa severamente chi già detiene criptovalute.
Se l’emendamento dovesse passare, la Francia instaurerebbe un sistema fiscale unico cioè, da un lato trattare le crypto come beni d’élite da tassare, dall’altro considerarle risorse strategiche, magari anche come riserve di Stato. Questo paradosso potrebbe generare incertezza e frammentazione dell’ecosistema.
Quali effetti per gli investitori e per l’industria crypto
L’eventualità di una tassa sull’intero patrimonio crypto porta con sé riflessioni immediate per chi opera nel settore:
- Gli investitori francesi con portafogli consistenti devono valutare la strategia di detenzione: mantenere oppure trasferire all’estero?
- Le aziende crypto e le startup potrebbero considerare una delocalizzazione verso giurisdizioni più favorevoli per l’innovazione.
- Le regole di reporting e compliance potrebbero diventare più stringenti, con obblighi dichiarativi nuovi per i crypto-holder.
In sintesi, la Francia rischia di perdere parte della sua competitività nel campo fintech se non bilancia la tassazione con incentivi reali all’adozione.
Gli operatori del settore e gli investitori dovranno seguire da vicino l’iter parlamentare e le eventuali modifiche al testo prima dell’entrata in vigore della proposta di legge. In un mondo crypto in cui attenzione e velocità sono essenziali, infatti, ogni sviluppo può definire nuovi equilibri tra innovazione, rischio e regolamentazione.
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