È atteso in settimana l’arrivo in Parlamento del disegno di legge di Bilancio: l’iter si aprirà al Senato, dove si avvierà la sessione di bilancio dopo le procedure di prassi. La bozza più recente conta 137 articoli e mette sul tavolo il perimetro delle misure che guideranno la Manovra 2026: dal taglio dell’Irpef e i capitoli fiscali (rottamazione compresa) al pacchetto famiglie e lavoro, fino al capitolo imprese con la Transizione 5.0.
Tempi e calendario: audizioni già a fine ottobre
La maggioranza punta a notificare il testo già martedì; non si esclude uno slittamento di qualche giorno, ma l’obiettivo è far partire le audizioni nelle Commissioni Bilancio già nell’ultima settimana di ottobre, quindi spingere verso la presentazione degli emendamenti e il voto in prima lettura a Palazzo Madama. Novembre sarà il mese decisivo per capire se il percorso filerà liscio o se, come l’anno scorso, il semaforo verde definitivo scivolerà a ridosso delle festività.
Fisco: la spinta su Irpef e rottamazione
Sul fronte fiscale il governo conferma la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% fino alla soglia di 50mila euro. Forza Italia prova ad allargare la platea, spingendo per l’estensione fino a 60mila euro: un obiettivo politico, ma con un conto stimato in almeno 1,5 miliardi aggiuntivi. In parallelo resta sul tavolo il capitolo rottamazione, come parte della più ampia razionalizzazione del prelievo.
Imprese: Transizione 5.0 tra semplificazioni e risorse
Il capitolo Transizione 5.0 (innovazione e green) è tra i più sensibili. Nella maggioranza cresce la linea delle semplificazioni per “snellire la burocrazia” e facilitare le domande delle imprese, con l’idea dichiarata di replicare il successo di Industria 4.0 puntando su fondi nazionali (e quindi non vincolati alle regole Ue). Possibili migliorie in Parlamento, anche in chiave di sportello unico e criteri più chiari per l’ammissibilità dei progetti.
Banche e sanità: il contributo da 4,4 miliardi nel 2026
Tra le leve di copertura spicca il contributo del settore bancario per circa 4,4 miliardi nel 2026. La maggioranza lo definisce un intervento a fini sociali, non una tassa sull’“extra-profitto”: oltre la metà dell’incasso (circa 2,4 miliardi) è destinata a rafforzare la sanità, con un focus sulle assunzioni di nuovo personale. Messaggio politico chiaro: sostenere un servizio sotto pressione senza colpire la competitività del credito.
Le richieste dell’opposizione: lavoro, industria, servizi essenziali
Dal Partito Democratico arrivano critiche nette alla bozza, giudicata “deludente” e “di galleggiamento”. In attesa di vedere numeri e tetto emendamenti, i dem preparano una controproposta triennale su tre pilastri:
- Lavoro e tassazione: restituzione del fiscal drag e sterilizzazione per il futuro; salario minimo e centralità della contrattazione collettiva.
- Industria e competitività: i 4 miliardi ipotizzati per Transizione 5.0 vengono ritenuti insufficienti; richiesto il rifinanziamento del fondo automotive, ritenuto essenziale in una fase difficile per il settore, e misure per abbassare il costo dell’energia.
- Servizi essenziali: più risorse per sanità, scuola, trasporto pubblico e casa. L’accusa è che la manovra sia la più piccola dal 2014, quando servirebbe una spinta trasformativa.
Sul capitolo banche, l’opposizione chiede chiarezza: natura e certezza delle entrate, modalità di iscrizione a bilancio se il versamento avesse profili volontari e, soprattutto, la garanzia che l’onere non venga scaricato sui correntisti.
Famiglie e lavoro: il perimetro sociale
All’interno del pacchetto famiglie e lavoro si consolidano gli interventi già noti (detrazioni, bonus mirati, sostegno alla natalità e all’occupazione femminile), mentre la partita sanità si gioca su due tavoli: nuove assunzioni e riduzione delle liste d’attesa, con risorse anche dal contributo bancario. Resta da definire il quadro pluriennale per evitare misure “una tantum” e ancorare la spesa a obiettivi misurabili.
Cosa guardare nelle prossime settimane
- Quantità di risorse per gli emendamenti: determinerà la reale ampiezza delle modifiche.
- Transizione 5.0: semplificazione delle procedure, definizione delle spese ammissibili e rafforzamento delle dotazioni.
- Irpef: eventuale estensione della seconda aliquota al 33% verso i 60mila euro.
- Sanità: tempi e modalità di utilizzo del contributo bancario per personale e servizi.
- Competitività: eventuale rifinanziamento automotive, misure su energia e costo del denaro.
La posta in gioco
La sessione di bilancio si gioca tra vincoli di finanza pubblica e urgenza di dare segnali concreti a imprese e famiglie. Se i tempi saranno rispettati, il primo vaglio del Senato potrà arrivare entro novembre; in caso contrario, il traguardo rischia di slittare a fine dicembre. In mezzo, il braccio di ferro politico su fisco, sanità, transizione produttiva e servizi essenziali: la sostanza che, più dei titoli, farà la differenza nel 2026.