La manovra interviene in modo deciso sulle regole della previdenza, con l’obiettivo di rendere il sistema più sostenibile in un contesto di aspettativa di vita in aumento e risorse pubbliche sempre più limitate. Tra le novità principali spiccano l’addio a Quota 103, la conferma dell’Ape Sociale (con tagli alle risorse future) e un’accelerazione sulla previdenza integrativa, con il TFR dei neoassunti che, in assenza di scelta esplicita, confluirà nei fondi pensione.
Addio a Quota 103 e Opzione Donna
La manovra manda in soffitta Quota 103, la misura che consentiva l’anticipo pensionistico con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Non viene rinnovata nemmeno Opzione Donna, che nel quadro indicato prevedeva requisiti di 61 anni di età e 41 anni di contributi.
Il messaggio è chiaro: le formule di uscita anticipata “generaliste” vengono archiviate e il sistema torna a puntare su strumenti più selettivi.
Ape Sociale confermata nel 2026, ma con risorse ridotte negli anni successivi
Resta in vigore anche per il 2026 l’Ape Sociale, il canale di anticipo pensionistico dedicato ai lavoratori impiegati in mansioni gravose e usuranti, con accesso al raggiungimento di 63 anni e 5 mesi.
La conferma arriva però accompagnata da una rimodulazione delle risorse nel lungo periodo: sono previsti tagli ai fondi destinati alle categorie interessate negli anni successivi, con riduzioni progressive che impatteranno su diversi capitoli di spesa collegati alla misura.
Pensione di vecchiaia: requisiti più alti dal 2027, tre mesi in più dal 2028
La manovra allinea gradualmente i requisiti alla maggiore aspettativa di vita. Non ci sarà un aumento “secco” immediato, ma un percorso a tappe:
- dal 2027 scatta 1 mese in più
- dal 2028 l’aumento diventa 3 mesi complessivi
Una scelta che rende l’adeguamento meno brusco, ma che sposta in avanti l’età effettiva di pensionamento.
Dal 2027 possibile un mese in più al lavoro, ma resta margine di revisione
Tra i temi più discussi c’è proprio l’impatto del mese aggiuntivo legato agli adeguamenti. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lasciato intendere che nel corso del 2026, se l’andamento dei conti pubblici continuerà a essere positivo, si tenterà di ridurre l’effetto del mese in più previsto dal 2027. Una possibilità, quindi, ma subordinata all’andamento della finanza pubblica.
TFR dei neoassunti ai fondi pensione con il silenzio-assenso
La manovra spinge con forza sulla previdenza integrativa. Dal 1° luglio, per i neoassunti del settore privato, in assenza di un’opzione esplicita entro 60 giorni, il TFR verrà destinato automaticamente ai fondi di previdenza complementare attraverso il meccanismo del silenzio-assenso.
L’obiettivo è aumentare l’adesione ai fondi e rafforzare la “seconda gamba” pensionistica, considerata sempre più centrale per integrare l’assegno futuro.
Stop al cumulo con la previdenza integrativa
Viene inoltre cancellata la norma prevista lo scorso anno per i lavoratori nel sistema contributivo che consentiva di cumulare i contributi INPS con quelli versati nei fondi pensione. La misura viene eliminata, anche perché avrebbe avuto un impatto limitato in termini di adesione.