L’OCSE ha pubblicato il nuovo Economic Outlook, Volume 2025 Issue 1, dal titolo significativo: “Tackling Uncertainty, Reviving Growth”. Il quadro che emerge è quello di un’economia globale sempre più complessa da governare, tra nuove barriere commerciali, condizioni finanziarie più rigide e un clima di incertezza che frena la fiducia di imprese e famiglie.
Crescita globale in frenata
Secondo le nuove stime, la crescita del PIL mondiale è destinata a rallentare dal 3,3% del 2024 al 2,9% nel 2025 e nel 2026, assumendo che le tariffe commerciali restino ai livelli di metà maggio 2025.
Il rallentamento è concentrato soprattutto in:
- Stati Uniti
- Canada
- Messico
- Cina
mentre per le altre principali economie le correzioni delle previsioni sono più contenute. In particolare, nel corso del 2025 la crescita globale attesa sui dodici mesi fino al quarto trimestre scende a circa 2,6%, con gli USA che si fermerebbero a un modesto +1,1% nello stesso periodo.
A pesare sono diversi fattori:
- aumento significativo delle barriere commerciali e dei dazi
- stretta finanziaria, con condizioni di credito meno favorevoli
- fiducia indebolita tra imprese e consumatori
- incertezza elevata sulle politiche economiche
Tutti elementi che, se dovessero protrarsi, rischiano di deprimere ulteriormente le prospettive di crescita.
Inflazione: il rischio di una persistenza più lunga
Se sul fronte crescita il messaggio è “rallentamento ordinato ma diffuso”, sul fronte prezzi il segnale è più sfumato: l’OCSE avverte che l’inflazione potrebbe restare più alta del previsto più a lungo.
Per l’insieme dei Paesi OCSE, il rapporto stima ora:
- 4,2% di inflazione nel 2025, contro il 3,7% indicato nelle proiezioni di dicembre
- 3,2% nel 2026, rispetto al 2,9% precedentemente previsto
Le nuove barriere commerciali e l’aumento dei costi di scambio internazionale tendono ad alimentare pressioni sui prezzi, solo in parte compensate da materie prime meno care. Se le aspettative di inflazione dovessero disancorarsi, avverte l’OCSE, il rientro potrebbe essere ancora più complicato.
Investimenti deboli e crescita potenziale in calo
Un altro passaggio chiave del rapporto riguarda la debolezza degli investimenti. Nonostante anni di tassi storicamente bassi e profitti aziendali robusti, la dinamica degli investimenti – pubblici e privati – è rimasta sotto tono in molti Paesi OCSE.
Secondo l’analisi, a frenare la crescita del capitale sono stati soprattutto:
- gli effetti di lungo periodo della crisi finanziaria globale del 2008
- le conseguenze della pandemia di COVID-19
In parallelo, in molti Paesi si osserva un raffreddamento di:
- investimenti residenziali, con impatto sull’accessibilità delle abitazioni
- investimenti pubblici, con ricadute sulla qualità delle infrastrutture
Il risultato è una crescita potenziale più bassa, che rende le economie meno capaci di assorbire shock e di generare aumenti sostenuti di produttività e salari.
Rischi al rialzo e al ribasso
Il quadro tracciato dall’OCSE è accompagnato da un ventaglio di rischi “sbilanciato al ribasso”, ma non mancano possibili sorprese positive.
Rischi principali:
- ulteriori inasprimenti nelle politiche commerciali o cambi di rotta improvvisi
- consumi e investimenti più prudenti del previsto
- repricing del rischio sui mercati finanziari, con correzioni brusche su azioni e obbligazioni
- inflazione che fatica a rientrare se le aspettative si spostano verso l’alto
Possibile lato positivo:
un’allentamento precoce delle tensioni commerciali e la rimozione di parte dei nuovi dazi potrebbero dare ossigeno alla crescita e contribuire a ridurre la pressione inflazionistica.
Cosa dovrebbero fare i governi secondo l’OCSE
Nella parte finale, il rapporto propone una serie di linee guida per le politiche economiche. Le indicazioni principali sono tre:
- Banche centrali ancora vigili
Le autorità monetarie devono continuare a presidiare il processo di disinflazione in un contesto di incertezza elevata e costi di scambio più alti. I tagli dei tassi possono proseguire nei Paesi dove l’inflazione è su un chiaro sentiero discendente, ma con cautela e differenze tra economie. - Politiche di bilancio mirate, non espansione generalizzata
Con i margini fiscali ridotti dopo gli anni di pandemia, l’OCSE suggerisce interventi selettivi e temporanei a sostegno dei gruppi più vulnerabili e degli investimenti chiave (transizione verde, digitale, infrastrutture), evitando stimoli indiscriminati che potrebbero alimentare nuovamente l’inflazione. - Rilanciare gli investimenti e la produttività
Per “rivitalizzare la crescita”, l’Outlook insiste sulla necessità di riforme che facilitino:- investimenti privati in innovazione e digitalizzazione
- investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali
- un contesto regolatorio più chiaro e prevedibile, che riduca l’incertezza per imprese e investitori
Un messaggio per governi, imprese e famiglie
Il messaggio di fondo dell’OECD Economic Outlook 2025 è duplice:
- da un lato, accettare la fase di crescita più moderata, figlia di shock successivi e di scelte politiche complesse;
- dall’altro, lavorare fin da subito per ricostruire un sentiero di sviluppo più robusto, facendo leva su investimenti, commercio più aperto e politiche coordinate.
Per governi e banche centrali significa muoversi su un crinale sottile tra sostegno e prudenza. Per imprese e famiglie, significa operare in un mondo dove l’incertezza è la norma, e in cui la capacità di adattarsi – nelle scelte di investimento, di consumo e di risparmio – diventa un vantaggio competitivo tanto quanto il capitale o la tecnologia.