Circa 15,5 milioni di euro erogati tra il 2024 e il 2025, 88 progetti cofinanziati, 135 realtà coinvolte tra capofila e partner e un investimento complessivo che supera i 20 milioni di euro: sono i numeri che raccontano l’impatto dei Bandi a Cascata (BAC) promossi dalle Università di Abruzzo, Marche e Umbria in rete nella Fondazione Vitality – Ecosistema dell’Innovazione.
Un intervento che ha puntato su ricerca industriale e sviluppo sperimentale nei settori strategici per la competitività dei territori: salute, diagnostica di precisione, agroalimentare, sicurezza informatica, sostenibilità ambientale, economica e sociale, nanomateriali e bioplastiche.
Vitality, un ecosistema PNRR per portare la ricerca nelle imprese
I risultati arrivano da Vitality, progetto finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU e sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, Componente 2 “Dalla Ricerca all’Impresa”, Investimento 1.5.
L’obiettivo è chiaro: mettere a sistema università, centri di ricerca, imprese e istituzioni per trasformare competenze accademiche e vocazioni produttive locali in innovazione concreta, con un impatto duraturo sul tessuto economico e sociale.
Graziosi: “Una rete sovraregionale più forte e radicata sul territorio”
A evidenziare il valore del progetto è Fabio Graziosi, Rettore dell’Università dell’Aquila e Presidente della Fondazione Vitality, che sottolinea come l’iniziativa coinvolga nove università delle tre regioni e operi in coerenza con le strategie di specializzazione intelligente (S3) 2021-2027:
Secondo Graziosi, Vitality ha già prodotto risultati tangibili, tra cui l’attivazione di bandi per le imprese e il consolidamento di una rete sovraregionale in un’area che condivide criticità simili, dallo spopolamento delle zone interne all’elevata sismicità, mettendo in relazione università e centri di ricerca attraverso strumenti pensati per rendere l’ecosistema più forte e più aderente alle esigenze locali.
Il presidente della Fondazione mette poi l’accento su un aspetto spesso invisibile: la complessità gestionale dei bandi e la necessità, per le università, di cambiare prospettiva, progettando strumenti sempre più allineati alle logiche d’impresa e ai settori capaci di generare reale innovazione.
Un meccanismo che moltiplica l’impatto del PNRR
I Bandi a Cascata sono uno strumento previsto dal PNRR che permette ai progetti già finanziati di ridistribuire fondi a soggetti esterni, ampliando l’effetto dei finanziamenti pubblici sul territorio. Nel caso di Vitality, le call sono state gestite da nove spoke universitari, ciascuno focalizzato su un’area di specializzazione.
L’interesse è stato elevato: oltre 100 candidature, 88 progetti selezionati e cofinanziati, con ricadute su un ampio ecosistema di PMI, imprese più strutturate, centri di ricerca e partner tecnologici. Il dato più significativo è la leva finanziaria generata: a fronte di 15,5 milioni coperti dai fondi Vitality, il valore complessivo degli investimenti supera i 20 milioni di euro.
I numeri per spoke: dove si concentrano progetti e filiere
La distribuzione dei progetti evidenzia un mosaico coerente con le priorità territoriali e industriali:
- Spoke 1 – Università dell’Aquila (industry, health, cybersecurity, aerospace): 24 progetti
- Spoke 9 – Università di Perugia (nanomateriali): 18 progetti
- Spoke 10 – Università di Perugia (biomateriali): 13 progetti
- Spoke 3 – Università di Teramo (agrifood): 7 progetti
- Spoke 4 – Università Chieti-Pescara (diagnostica, medicina di precisione, telemedicina): 6 progetti
- Spoke 5 – Università Politecnica delle Marche (sostenibilità ambientale ed economico-sociale di vita e lavoro): 5 progetti
- Spoke 6 – Università di Camerino (monitoraggio indoor/outdoor, transizione digitale, health & wellbeing, training): 5 progetti
- Spoke 7 – Università di Macerata (active aging, salute e benessere, innovazione digitale): 5 progetti
- Spoke 8 – Università di Urbino (health): 5 progetti
Un quadro che conferma come la ricerca applicata stia diventando una leva sempre più centrale per la competitività delle imprese, soprattutto in aree dove il tessuto produttivo è composto in prevalenza da PMI e dove serve rafforzare la capacità di fare R&S in modo continuativo.
Dalla ricerca all’impresa: innovazione diffusa, non concentrata
Il messaggio che arriva dal territorio è netto: investire in ricerca e sviluppo non è più un’opzione “per pochi”, ma una condizione per restare competitivi. Vitality ha agito da catalizzatore, creando connessioni tra mondo accademico e industriale e sostenendo il presidio della funzione R&S nelle aziende, da cui dipendono innovazione, occupabilità e crescita del capitale umano.
Per Abruzzo, Marche e Umbria, l’esperienza dei BAC diventa così un segnale positivo: trasformare competenze scientifiche e specializzazioni regionali in progetti reali e misurabili significa costruire innovazione concreta, diffusa e duratura.
Cos’è Vitality – Ecosistema dell’Innovazione
Vitality è un progetto finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU e sostenuto dal MUR nell’ambito del PNRR (Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5). Coinvolge università, enti pubblici e privati prevalentemente di Abruzzo, Marche e Umbria, che insieme costituiscono l’hub territoriale HAMU: un’area caratterizzata da bassa densità di popolazione, forte patrimonio storico-culturale e ambientale e un sistema produttivo composto soprattutto da piccole e medie imprese.
L’ecosistema è organizzato in un modello Hub & Spoke:
- Abruzzo: Università dell’Aquila, Gran Sasso Science Institute, Università di Teramo, Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara
- Marche: Università Politecnica delle Marche, Università di Camerino, Università di Macerata, Università di Urbino Carlo Bo
- Umbria: 2 spoke coordinati dall’Università di Perugia
Accanto agli spoke operano anche soggetti affiliati pubblici e privati, con l’obiettivo di accelerare il trasferimento tecnologico, la trasformazione digitale delle imprese e l’innovazione sostenibile con impatto sociale sul territorio.