Nel 2026 gli assegni pensionistici diventano leggermente più alti, ma l’aumento non riguarda tutti allo stesso modo. L’effetto principale arriva dalla perequazione, cioè il meccanismo che aggiorna automaticamente le pensioni in base all’inflazione per tutelare il potere d’acquisto. Parallelamente, sul fronte delle regole, si delinea un cambiamento importante: dal 2027 potrebbero scattare nuovi requisiti legati all’aspettativa di vita.
Ecco cosa sapere, con numeri e soglie principali.
Aumenti 2026: perequazione al +1,4% e ritocchi fino a circa 45 euro lordi
Per il 2026 l’adeguamento stimato è pari a +1,4%, ma l’aumento effettivo varia in base all’importo della pensione, perché la rivalutazione piena non si applica a tutte le fasce.
Indicativamente:
- una pensione da 1.000 euro può salire a circa 1.014 euro;
- una da 1.500 euro a circa 1.521 euro;
- una da 2.600 euro aumenta di circa 36 euro;
- una da 3.400 euro arriva a un aumento vicino a 45 euro.
Attenzione: questi sono valori lordi. Sul netto incidono Irpef e detrazioni.
Chi prende l’aumento pieno e chi no: la rivalutazione “a scaglioni”
La legge prevede una rivalutazione che cambia a seconda delle fasce, calcolate in rapporto al trattamento minimo.
Nel 2026 il minimo sale a 611,85 euro (riferimento mensile), e l’adeguamento pieno vale fino a 4 volte il minimo, cioè fino a circa 2.413,60 euro mensili.
Oltre questa soglia:
- tra 4 e 5 volte il minimo, la rivalutazione scende al 90%;
- oltre 5 volte il minimo, l’adeguamento cala al 75%.
In pratica, più l’assegno è alto, più la percentuale di rivalutazione si riduce.
Pensioni minime: incremento dedicato e nuovo importo
Per chi percepisce la pensione minima, è prevista una maggiorazione specifica che porta l’assegno a circa 619,69 euro al mese.
Uscita anticipata: stop ad alcune misure, resta l’Ape Sociale (con requisiti aggiornati)
Sul capitolo pensioni anticipate, il 2026 parte con una stretta su alcune vie di uscita:
- Quota 103 viene archiviata (era l’uscita con 62 anni e 41 di contributi con calcolo contributivo dell’assegno).
- Esce di scena anche Opzione Donna.
Resta invece attiva Ape Sociale, cioè un “ponte” fino alla pensione di vecchiaia per categorie in condizioni specifiche (lavori gravosi, disoccupati, caregiver, invalidi). Per l’accesso:
- l’età minima passa a 63 anni e 5 mesi;
- i contributi richiesti cambiano in base alla categoria (da 30 anni in su, con soglie più alte per alcuni lavori).
Requisiti 2026: pensione di vecchiaia e anticipata ordinaria
Per il 2026 restano invariati i paletti principali:
Pensione di vecchiaia
- 67 anni + almeno 20 anni di contributi
Pensione anticipata ordinaria
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
(con 3 mesi di finestra in entrambi i casi)
Dal 2027: possibile aumento dei requisiti per effetto della speranza di vita
Dal 2027, in assenza di interventi specifici, i requisiti potrebbero essere aggiornati in base all’incremento della speranza di vita.
In concreto, dal 2027:
- la pensione di vecchiaia potrebbe scattare a 67 anni e 1 mese (sempre con 20 anni di contributi);
- anche la pensione anticipata ordinaria potrebbe crescere di un mese:
- 42 anni e 11 mesi per gli uomini
- 41 anni e 11 mesi per le donne
(resta la finestra di 3 mesi)
E guardando più avanti, se la tendenza non cambia, gli adeguamenti potrebbero proseguire a step negli anni successivi, con un percorso che nel tempo potrebbe spingere la vecchiaia verso i 68 anni.