La Manovra 2026 interviene in modo deciso sul sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo dichiarato di contenere la spesa e rendere più sostenibile il sistema nel medio-lungo periodo. Le novità riguardano soprattutto uscite anticipate, donne, giovani lavoratori e previdenza complementare, segnando un cambio di passo rispetto agli ultimi anni.
Ecco cosa cambia davvero dal 2026 e cosa aspettarsi nei prossimi anni.
Aumento graduale dell’età pensionabile dal 2027
L’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita torna al centro del sistema, ma in modo graduale.
- Pensione di vecchiaia:
dal 2027 serviranno 67 anni e 1 mese, che diventeranno 67 anni e 3 mesi dal 2028. - Pensione anticipata ordinaria:
per gli uomini il requisito salirà progressivamente fino a 43 anni e 1 mese di contributi, con l’aggiunta della finestra mobile di tre mesi tra il raggiungimento dei requisiti e l’uscita effettiva dal lavoro.
L’aumento non sarà immediato, ma distribuito su due anni, rendendo però strutturale l’allungamento della vita lavorativa.
Addio a Quota 103
Dal 2026 Quota 103 non viene prorogata. L’uscita con 62 anni di età e 41 anni di contributi resta possibile solo per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025.
Per tutti gli altri, le uniche strade restano la pensione di vecchiaia o l’anticipata ordinaria, con requisiti più elevati.
Stop a Opzione Donna
Una delle novità più significative riguarda le lavoratrici: Opzione Donna esce di scena. Dal 2026 non sarà più possibile accedere a questa modalità di pensionamento anticipato, salvo i casi in cui i requisiti siano stati raggiunti entro la fine del 2025.
Per molte donne questo significa dover restare al lavoro più a lungo o rientrare nei canali ordinari, meno flessibili.
Giovani e contributivo: pensione anticipata sempre più lontana
Per i lavoratori interamente nel sistema contributivo, l’uscita a 64 anni diventa più difficile. La Manovra irrigidisce i criteri legati all’importo minimo della pensione, rendendo più complesso raggiungere la soglia necessaria.
In sostanza, chi ha carriere discontinue, periodi di part-time o redditi bassi rischia di dover lavorare più a lungo, con pensioni future più basse rispetto alle generazioni precedenti.
TFR e fondi pensione: silenzio-assenso più rapido
La Manovra 2026 punta con decisione sulla previdenza complementare, soprattutto per i giovani.
Per i neoassunti, se non viene espressa una scelta chiara sul destino del TFR entro 60 giorni, scatterà il silenzio-assenso, con il conferimento automatico del TFR al fondo pensione di categoria.
Una misura pensata per aumentare le adesioni ai fondi, ma che rende fondamentale essere informati fin dall’inizio del rapporto di lavoro.
Chi perde di più con la Manovra 2026
Le categorie più penalizzate:
- Donne, per la fine di Opzione Donna.
- Giovani lavoratori, soprattutto nel contributivo puro, con regole più rigide e pensioni future meno generose.
Effetti su tutti:
- l’aumento graduale dell’età pensionabile coinvolgerà progressivamente l’intera platea dei lavoratori.
In sintesi
La Manovra 2026 segna un ritorno a un’impostazione più rigida del sistema previdenziale: meno flessibilità in uscita, più centralità della previdenza integrativa e maggiore responsabilità individuale nella pianificazione del futuro pensionistico.
Per chi è vicino alla pensione, il 2025 diventa un anno spartiacque. Per tutti gli altri, soprattutto i più giovani, la parola chiave è una sola: programmazione. Pianificare oggi diventa essenziale per evitare sorprese domani.