“Viviamo una fase di cambiamento epocale, e la tecnologia non è più un’opzione”. Con queste parole il deputato Francesco Saverio Romano, presidente della Commissione parlamentare per la Semplificazione, ha sintetizzato il senso della sfida che l’Italia deve affrontare sul fronte della digitalizzazione.
Durante la presentazione del progetto “Camera del futuro” della Camera di Commercio di Palermo ed Enna, Romano ha sottolineato come il percorso di trasformazione digitale del Paese resti incompleto e disomogeneo.
📊 Italia al 56% di digitalizzazione: “Serve interoperabilità reale”
Secondo i dati citati dal presidente della Commissione, solo il 56% degli italiani risulta attivo in un circuito digitalizzato, una percentuale in linea con la media europea ma ancora lontana dai modelli più avanzati.
L’esempio virtuoso è quello dell’Estonia, considerata un caso di eccellenza: una nazione in cui il 100% dei servizi pubblici è digitalizzato e dove anche in caso di crisi o invasione militare, lo Stato potrebbe continuare a funzionare da remoto, grazie a server collocati all’estero.
“L’Italia – ha spiegato Romano – ha molte piattaforme, ma ha trascurato un elemento chiave: la capacità di far dialogare i sistemi. Senza interoperabilità, la tecnologia rischia di frammentarsi e di perdere la sua funzione primaria, cioè quella di semplificare la vita ai cittadini e alle imprese.”
🧠 Il nodo delle competenze e l’effetto “cartaceo digitale”
Romano ha poi evidenziato un secondo ostacolo: la mancanza di competenze digitali diffuse nella pubblica amministrazione. In molti Comuni, ha osservato, la transizione tecnologica si è limitata a una “sovrapposizione del digitale sul cartaceo”, senza una reale revisione dei processi.
“Questo approccio – ha dichiarato – crea solo un doppio binario inefficiente. Serve formare il personale pubblico non solo all’uso dei dati, ma anche alla loro corretta gestione e condivisione, in modo che diventino davvero utili per cittadini e imprese.”
💻 Il caso emblematico dell’INPS
Tra gli esempi citati, quello dell’INPS, che conta 11.000 piattaforme informatiche e oltre 25.000 dipendenti.
“Una sovrabbondanza di strumenti – ha commentato Romano – che, se non gestita con chiarezza e competenze, genera una complessità controproducente. Invece di semplificare, si rischia di moltiplicare i passaggi burocratici e rallentare i servizi.”
🚀 La sfida della semplificazione digitale
Il progetto “Camera del futuro” si inserisce proprio in questo scenario, come laboratorio di innovazione e punto di partenza per una PA più snella, connessa e accessibile.
Romano ha concluso sottolineando che il vero obiettivo deve essere “rendere la tecnologia uno strumento al servizio della trasparenza e dell’efficienza”, e non un ulteriore ostacolo.
“La digitalizzazione non è solo una questione tecnica, ma culturale e organizzativa. Solo se impariamo a far dialogare i sistemi e le persone, potremo parlare davvero di semplificazione.”