Il via libera del Consiglio dell’Unione Europea alla proposta della Commissione per creare uno “scudo” a tutela degli agricoltori nel quadro dell’accordo commerciale con il Mercosur non convince il mondo agricolo.
In una nota, Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei – pur riconoscendo alcuni aspetti positivi del provvedimento, definisce il Trattato Ue-Mercosur un vero e proprio autogol di Bruxelles, destinato a mettere ulteriormente sotto pressione le imprese agricole del continente.
Uno “scudo” che non basta: il nodo resta il trattato
Secondo Confeuro, la scelta di introdurre strumenti di tutela per il mercato interno va nella giusta direzione:
misure di salvaguardia e filtri sulle importazioni possono infatti limitare l’impatto di prodotti provenienti da Paesi extra Ue e contenere il rischio di squilibri competitivi.
Tuttavia, per l’organizzazione agricola il problema è strutturale e non si risolve con correttivi tecnici.
L’Unione Europea si trova a negoziare un trattato commerciale con Paesi che adottano sistemi di produzione, standard ambientali, sanitari e di tutela del consumatore molto diversi da quelli europei.
Questa asimmetria regolatoria rende difficilmente compatibile l’accordo con le politiche perseguite dall’Europa negli ultimi anni, fondate su:
- sostenibilità ambientale,
- qualità delle produzioni,
- tracciabilità delle filiere,
- protezione del consumatore.
In questo quadro, Confeuro vede il Trattato Ue-Mercosur come una marcia indietro rispetto alle strategie verdi e alla politica agricola comune, che rischia di minare la coerenza complessiva del progetto europeo.
Rischio inganno per le strategie Ue su sostenibilità e qualità
L’accordo con il Mercosur, sottolinea Confeuro, rischia di trasformarsi in una forma di “inganno” rispetto alle stesse strategie Ue: sulla carta l’Europa chiede agli agricoltori investimenti sempre più onerosi in termini di sostenibilità, riduzione degli input chimici, benessere animale e tracciabilità; nei fatti, però, apre il mercato a prodotti provenienti da sistemi che non rispettano gli stessi standard.
Questo crea un doppio cortocircuito:
- sul piano economico, perché le imprese europee si troverebbero a competere con produzioni a costi inferiori, non gravate dagli stessi obblighi;
- sul piano politico e di fiducia, perché i cittadini-consumatori potrebbero percepire una distanza crescente tra le dichiarazioni di principio e le scelte commerciali concrete dell’Unione.
Piccoli e medi agricoltori in prima linea
Per Confeuro, a pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i piccoli e medi agricoltori italiani ed europei, già in forte difficoltà per:
- instabilità dei mercati e volatilità dei prezzi,
- concorrenza sleale da parte di produzioni estere meno regolamentate,
- aumento dei costi di produzione (energia, materie prime, lavoro),
- investimenti richiesti per adeguarsi alle nuove normative ambientali e sanitarie.
In questo contesto, l’accordo con il Mercosur viene letto come un ulteriore fattore di squilibrio, che rafforza il potere contrattuale delle grandi filiere globali e indebolisce il tessuto produttivo agricolo europeo, fatto in larga parte di aziende familiari e realtà di dimensione ridotta.
La posizione di Confeuro: al centro le imprese agricole, non solo i flussi commerciali
Nella sua nota, il presidente nazionale Andrea Tiso ribadisce la richiesta di politiche commerciali più coerenti con gli obiettivi dichiarati dall’Unione Europea.
Secondo Confeuro, gli accordi internazionali dovrebbero:
- mettere al centro la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle imprese agricole,
- garantire parità di condizioni tra prodotti europei e importazioni extra Ue,
- evitare intese che, pur favorendo alcuni settori industriali o commerciali, finiscono per indebolire l’agricoltura, pilastro strategico per sicurezza alimentare, presidio del territorio e occupazione rurale.
Il messaggio è chiaro: non basta un “paracadute” tecnico a posteriori per compensare le distorsioni create da un accordo sbilanciato. Per Confeuro, la vera sfida è costruire una politica commerciale europea che non consideri l’agricoltura come variabile dipendente, ma come asset centrale da proteggere e valorizzare, in linea con le ambizioni di sostenibilità e qualità che Bruxelles dichiara di voler perseguire.