Il Giappone ha speso una cifra record di 98,7 miliardi di dollari nell’ultimo mese per sostenere lo yen, in quella che si è rivelata una rara operazione coordinata con gli Stati Uniti. Nonostante l’enorme quantità di risorse impiegate, la valuta giapponese ha recuperato solo in parte il terreno perso nei confronti del dollaro.
L’intervento conferma quanto sia diventata delicata la situazione dello yen, che nell’ultimo anno ha perso circa l’8% rispetto al dollaro. L’operazione più recente, avviata alla fine di luglio, ha contribuito a riportare il cambio da livelli vicini a 164 yen per dollaro verso quota 159-160.
Un intervento di dimensioni senza precedenti
La cifra di 98,7 miliardi di dollari rappresenta un record per un singolo mese. Se si considerano anche gli interventi precedenti effettuati in aprile e maggio, il totale delle risorse utilizzate dal Giappone nel 2026 per sostenere la propria valuta raggiunge circa 170 miliardi di dollari.
L’operazione di fine luglio ha avuto anche un elemento particolarmente significativo: la collaborazione con Washington. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha sostenuto l’iniziativa giapponese, segnando un nuovo livello di coordinamento tra Tokyo e Washington sul mercato valutario.
Si tratta di un passaggio importante anche sul piano storico. Secondo le informazioni riportate dal Wall Street Journal, è la prima volta dal 1998 che Stati Uniti e Giappone intervengono insieme per sostenere lo yen.
Perché lo yen continua a essere debole
Il problema per Tokyo è che l’intervento valutario può offrire soltanto un sollievo temporaneo se non vengono affrontate le cause strutturali della debolezza dello yen.
Uno dei principali fattori è rappresentato dalla differenza tra i tassi di interesse giapponesi e quelli statunitensi. Rendimenti più elevati negli Stati Uniti continuano infatti a rendere il dollaro relativamente più interessante per gli investitori internazionali.
Anche le dinamiche dei mercati azionari stanno influenzando il cambio. Secondo il Wall Street Journal, una parte della pressione sullo yen deriva dal comportamento degli investitori stranieri, che stanno convertendo in valuta estera parte dei propri investimenti legati al mercato azionario giapponese.
La Bank of Japan potrebbe intervenire sui tassi
Gli occhi degli investitori sono ora puntati sulla Bank of Japan. Il mercato si aspetta infatti che l’istituto possa valutare un nuovo rialzo dei tassi già nella riunione di settembre.
Anche alcuni esponenti della banca centrale hanno recentemente lasciato aperta questa possibilità. Il vicegovernatore Ryozo Himino ha indicato che un aumento dei tassi potrebbe essere preso in considerazione, soprattutto alla luce di un’inflazione che si avvicina all’obiettivo del 2%.
Un rialzo dei tassi potrebbe contribuire a ridurre il differenziale con gli Stati Uniti e rendere lo yen più attraente. Allo stesso tempo, però, una politica monetaria più restrittiva rischierebbe di avere effetti sull’economia giapponese e sui costi di finanziamento.
Un’operazione che non ha risolto il problema
La difficoltà principale per Tokyo è evidente: quasi 100 miliardi di dollari spesi in un mese non sono bastati a invertire stabilmente la tendenza dello yen.
L’intervento ha prodotto un recupero iniziale, ma la valuta è tornata a indebolirsi e si è nuovamente avvicinata a quota 160 contro il dollaro.
Secondo gli analisti, quindi, la difesa dello yen non può dipendere esclusivamente dagli interventi sul mercato valutario. Per ottenere un rafforzamento più duraturo saranno determinanti soprattutto le decisioni della banca centrale, la politica fiscale e la capacità dell’economia giapponese di migliorare la propria competitività nel lungo periodo.
Tokyo e Washington guardano al futuro
La questione dello yen sarà anche tra i temi osservati durante il prossimo incontro dei ministri finanziari del G20, al quale parteciperanno la ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama e il governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda. È atteso un confronto anche con Scott Bessent sulla stabilità valutaria e sulle prossime mosse di Tokyo.
Per il Giappone la sfida è quindi doppia: evitare un ulteriore indebolimento dello yen senza creare nuove tensioni sui mercati e, allo stesso tempo, intervenire sulle cause economiche che alimentano la pressione sulla valuta.
L’intervento record da 98,7 miliardi di dollari dimostra quanto Tokyo sia determinata a difendere lo yen. Ma il mercato ora attende soprattutto una risposta di politica economica capace di andare oltre la semplice vendita di riserve e di rendere più sostenibile il rafforzamento della valuta.