I redditi non tengono il passo con l’aumento dei prezzi: negli ultimi tre anni cresce il peso dei beni indispensabili come cibo e sanità, mentre calano uscite e rinunce importanti. L’indagine Qualify, ripresa dal Rapporto Coop 2026, evidenzia il passaggio dall’«avere» all’«essere».
ROMA – L’inflazione continua a mordere il potere d’acquisto e i redditi degli italiani faticano a tenere il passo con il carovita. Negli ultimi tre anni la mappa della spesa delle famiglie ha subito una profonda trasformazione: crescono i consumi obbligati e necessari, mentre si riducono le uscite legate al tempo libero fuori casa e vengono rinviati i grandi progetti di vita.
È quanto emerge da un’ampia indagine sui consumi condotta su un campione di 1.230 persone (tra i 18 e i 74 anni, iscritte alla piattaforma Qualify ad agosto 2026), i cui dati sono stati integrati all’interno del Rapporto Coop 2026.
Cibo e salute prosciugano il bilancio familiare
A pesare in modo determinante sulle finanze quotidiane sono le voci indispensabili. L’alta inflazione rende sempre più onerosa la spesa al supermercato, mentre i lunghi tempi di attesa del Servizio Sanitario Nazionale costringono una quota crescente di cittadini a ricorrere alle strutture private, pagando di tasca propria visite specialistiche ed esami diagnostici.
Di contro, si stringe la cinghia sul tempo libero: bar, ristoranti, eventi e spettacoli registrano contrazioni. Non solo: chi aveva programmato investimenti importanti come l’acquisto di una casa, un’automobile o la ristrutturazione dell’immobile è stato spesso costretto a rinunciarvi. Oltre la metà degli italiani che avevano pianificato di comprare un immobile ha abbandonato il progetto a causa dei prezzi troppo elevati (71%) o della minore disponibilità economica (41%).
La crisi della società dei consumi: acquisti più ponderati
La contrazione della spesa non è soltanto una scelta obbligata, ma riflette anche un cambio culturale. La congiuntura economica e l’incertezza globale stanno spingendo le persone a mettere in discussione il consumismo tradizionale. Se la mancanza di liquidità resta la causa principale dei tagli, un’ampia fetta di popolazione riduce gli acquisti per una consapevole scelta personale:
- 83% vuole evitare acquisti inutili e impulsivi;
- 63% intende risparmiare per affrontare il futuro;
- 63% sceglie di “comprare meno ma meglio”;
- 38% presta maggiore attenzione all’ambiente e agli sprechi;
- 27% dichiara di preferire le esperienze personali al possesso di prodotti.
Nove italiani su dieci confrontano accuratamente prodotti e servizi prima di un acquisto, e otto su dieci comprano solo in presenza di un effettivo bisogno pratico. Parallelamente cresce la propensione al riuso: l’81% ha venduto, regalato o donato oggetti usati nell’ultimo anno e oltre due terzi hanno fatto riparare un bene invece di ricomprarlo nuovo. Resta invece ancora marginale la sharing economy: l’84% non ha mai preso in prestito o noleggiato un prodotto e il 52% non ha mai condiviso i propri beni.
Meno movida, più relazioni: “Essere” conta più di “Avere”
La ridefinizione delle priorità emerge con chiarezza anche nell’analisi delle fonti di gratificazione personale. In cima ai desideri degli italiani figurano le relazioni intime e le esperienze umane: stare con familiari e amici (55%), viaggiare (45%) e dedicarsi ai propri hobby (38%). La movida e le uscite nei locali scivolano invece in fondo alla classifica delle preferenze, con appena il 9%.
Anche la percezione dell’identità personale e dello status sociale sta cambiando. Ciò che definisce una persona agli occhi propri e degli altri non è più la professione, il marchio degli abiti indossati o la capacità di spesa, ma il comportamento, le idee espresso, la capacità di comunicare e le competenze possedute.
In fase d’acquisto, infine, pur rimanendo centrale il rapporto qualità-prezzo, cresce rispetto al passato l’attenzione per l’affidabilità del marchio, la funzionalità e le caratteristiche tecniche dei prodotti, specialmente nel settore degli elettrodomestici e della tecnologia. Per l’abbigliamento, il prezzo passa in secondo piano rispetto al gusto personale e alla qualità dei materiali.