Salta l’operazione che avrebbe potuto trasformare PayPal in una delle più grandi acquisizioni della storia del settore fintech. Il consorzio formato da Stripe e Advent International avrebbe deciso di abbandonare il progetto di acquisizione della società americana, dopo aver presentato a luglio un’offerta da 60,50 dollari per azione, per un valore complessivo superiore ai 53 miliardi di dollari.
La notizia ha avuto immediate ripercussioni sul mercato: nella seduta del 28 agosto le azioni PayPal hanno registrato una forte flessione, arrivando a perdere circa il 13% nelle prime fasi delle contrattazioni. Il mercato ha quindi reagito negativamente alla fine delle trattative.
Perché è saltata l’operazione
Secondo le indiscrezioni riportate da Reuters e Bloomberg, il consorzio e PayPal non avrebbero trovato un punto d’incontro sulla valutazione della società. Il consiglio di amministrazione di PayPal aveva già considerato insufficiente l’offerta iniziale da 60,50 dollari per azione.
A complicare il quadro ci sarebbero stati anche ostacoli regolamentari e problemi legati al finanziamento dell’operazione. Stripe e Advent avrebbero quindi deciso di interrompere il tentativo di acquisizione. Né PayPal né Stripe e Advent hanno commentato ufficialmente le indiscrezioni.
L’offerta era arrivata in un momento delicato per PayPal. La società, un tempo tra i protagonisti assoluti della tecnologia finanziaria americana, ha perso gran parte del valore raggiunto durante il boom dei pagamenti digitali. Nel 2021 la capitalizzazione aveva raggiunto circa 360 miliardi di dollari, mentre l’offerta di Stripe e Advent valutava la società poco più di 53 miliardi.
PayPal punta sul rilancio
La fine delle trattative riporta ora il focus sulla strategia autonoma di PayPal e sul piano di rilancio avviato dal nuovo amministratore delegato Enrique Lores, arrivato alla guida dell’azienda nel marzo 2026.
La società sta cercando di semplificare la propria organizzazione e rilanciare la crescita in un mercato sempre più competitivo, nel quale deve confrontarsi non soltanto con operatori tradizionali ma anche con giganti tecnologici come Apple e Google.
Il management dovrà quindi dimostrare agli investitori che il valore della società può crescere più di quanto avrebbe consentito l’offerta di 53 miliardi di dollari.
E Nexi?
La vicenda PayPal interessa da vicino anche Nexi, il gruppo italiano attivo nei pagamenti digitali. Il collegamento non riguarda direttamente un’operazione societaria tra le due aziende, ma soprattutto la possibile rivalutazione dell’intero settore dei pagamenti.
Nexi e PayPal hanno infatti una partnership che nel marzo 2026 è stata ulteriormente estesa a livello europeo. L’accordo punta ad aiutare le imprese a digitalizzare i pagamenti e a offrire nuove soluzioni per il commercio elettronico.
Già a luglio, quando era emersa l’offerta da 53 miliardi, alcuni analisti avevano sottolineato come l’attività di fusioni e acquisizioni nel comparto fintech potesse favorire una rivalutazione dei multipli di Nexi, indipendentemente da un’eventuale acquisizione della società italiana.
Il ragionamento è semplice: se grandi operatori internazionali tornano a muoversi nel settore dei pagamenti, il mercato potrebbe iniziare a riconoscere un valore maggiore anche alle società quotate dello stesso comparto.
Un’occasione mancata o un nuovo scenario?
Il fallimento dell’operazione PayPal elimina, almeno per ora, una delle più importanti operazioni di M&A nel fintech internazionale. Per Nexi, tuttavia, la partita potrebbe essere ancora aperta.
Da un lato, la mancata acquisizione riduce le aspettative su una nuova grande operazione nel settore. Dall’altro, la vicenda ha riportato sotto i riflettori il valore strategico delle infrastrutture di pagamento e potrebbe alimentare nuove operazioni di consolidamento.
Per PayPal comincia invece una fase decisiva: senza un acquirente disposto a pagare oltre 53 miliardi di dollari, sarà il mercato a giudicare la capacità del gruppo di rilanciare autonomamente il business.
Per Nexi, il punto centrale resta dunque la possibile rivalutazione del comparto: la fine della trattativa PayPal non chiude la partita, ma apre una nuova fase per il mercato europeo dei pagamenti digitali.