L’emendamento sulle pensioni esce dalla Manovra. Dopo il pressing della Lega, la maggioranza ha deciso di stralciare gran parte del maxi-emendamento approdato in Senato e di spostare le misure più controverse su un decreto legge che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. A confermarlo è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, al termine degli incontri in commissione Bilancio: la Lega, spiega, ha posto un problema politico sulle coperture previdenziali, rendendo necessaria una riscrittura del pacchetto.
Perché la Lega ha bloccato il maxi-emendamento
Al centro dello scontro c’è una parte del maxi-emendamento da 3,5 miliardi che, di fatto, ridisegnava alcuni perimetri del ddl Bilancio varato a ottobre. Due i punti che hanno fatto scattare lo stop.
Il primo riguarda l’allungamento delle finestre mobili per la pensione anticipata a partire dal 2032, cioè l’aumento dei mesi di attesa tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza effettiva dell’assegno. La proposta del governo prevedeva un rinvio progressivo per chi accede alla pensione anticipata con i requisiti ordinari (42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne): +3 mesi nel 2031, poi un incremento graduale fino a +6 mesi nel 2035.
Il secondo punto, già rientrato prima dello stralcio, era la norma che avrebbe ridotto progressivamente dal 2031 il “peso” del riscatto della laurea breve ai fini del raggiungimento dei requisiti per il prepensionamento. La misura era stata presentata come una clausola di salvaguardia per compensare possibili effetti di cassa legati alla previdenza complementare.
Coperture, Irap e lo stop di Forza Italia
Sul tavolo delle coperture era emersa anche l’ipotesi avanzata dalla Lega di reperire eventuali risorse aumentando l’Irap in modo progressivo negli anni successivi. Ma su questo fronte era arrivato un primo stop politico da Forza Italia, rendendo ancora più fragile l’equilibrio interno alla maggioranza.
Cosa resta nella Manovra e cosa passa al decreto
Dopo lo stallo in commissione, la linea scelta è quella di salvare nel testo “di Manovra” solo le parti considerate indispensabili e funzionali, in particolare quelle collegate al Pnrr e ad alcuni capitoli come l’iperammortamento. Tutto il resto — incluse misure che impattano imprese e politica industriale, come Transizione 5.0 e Zes — verrebbe “trasfuso” nel decreto in preparazione.
Ciriani parla di un’esigenza di riscrivere il testo e di individuare nuove coperture, ribadendo che lo stralcio è anche un ritorno a una delle opzioni inizialmente in campo prima dell’arrivo del maxi-emendamento.
Il messaggio del governo alle imprese
Sul punto interviene anche il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che prova a rassicurare il mondo produttivo: l’impianto delle misure pensate per le imprese, afferma, verrà recuperato nel nuovo testo o nel decreto da varare entro fine anno, senza “un centesimo in meno” rispetto a quanto previsto dall’emendamento.
Cosa succede adesso
Il percorso, ora, si sposta su due binari:
- Manovra: rimane una versione ridotta del maxi-emendamento, con la salvaguardia delle parti legate al Pnrr e ai capitoli ritenuti imprescindibili per l’architettura complessiva del bilancio.
- Decreto legge: conterrà le norme stralciate, incluse quelle su imprese e (verosimilmente) anche il capitolo pensioni, da riscrivere con coperture ritenute politicamente sostenibili dalla maggioranza.
Nei prossimi giorni sarà decisivo capire quale versione delle modifiche alle finestre previdenziali verrà riproposta e con quali correttivi, per evitare un nuovo braccio di ferro interno alla coalizione.